Octagon Barbousville

On 14 aprile 2011, in il boss, by Dadevoti

Sfocature

L’ Ottagon produced and bottled by Barboursville Vineyards in Virginia. All the American I needed to know

“Un buon vino è come un buon film, dura un instante e ti lascia in bocca un sapore di gloria, è nuovo ad ogni sorso e come succede nei film, nasce e rinasce a ogni sapore.” cit.

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192 cm

On 9 aprile 2011, in il boss, by Dadevoti

Atlante, Rio de Janeiro, Brasile

Atlante, Rio de Janeiro Brasile

Atlante, Notredame De Paris, Francia

Atlante, Notredame De Paris, Francia

192 cm è la misura della mia altezza, tutto ciò che sono è racchiuso in quella misura.
I vecchi treni regionali hanno i finestrini a ghigliottina, se li vuoi aprire ti devi alzare e tirare verso il basso, quel tipo di finestrini formano una fascia dove solitamente c’è un’etichetta con sopra scritte “cose di cui è vietato fare”.
Viaggiare nei vecchi regionali e sedersi sul lato del finestrino per me significa precludere l’orizzonte.
E’ molto probabile che non vi siate mai chiesti quanto bisogna essere lunghi perché quella fascia, composta dallo scorrevole a ghigliottina, si frapponga tra lo sguardo e il mondo, ve lo dico io, 192 cm.
A 18 anni ho raggiunto i 192 cm e da quella volta mi son sempre dovuto curvare per poter veder scorrere l’orizzonte seduto in treno accanto al finestrino, le prime volte mi sdraiavo o mi sedevo in modi a dir poco strani, ma ero giovane e mi piaceva fare il ribelle, con il tempo e l’avanzare degli anni mi sedevo composto e curvavo le spalle per gettare lo sguardo oltre il finestrino, ci furono periodi, lunghi anni, che non guardavo mai fuori, ma ero sempre curvo su un libro.
Mi son sempre chiesto il motivo per cui le vecchie FS avessero deciso che il mondo doveva dividersi tra sotto e sopra, per un periodo mi limitai a guardare la parte sotto, ma mi procurava sempre nausea o peggio vomito, la parte di sopra è sempre stata più noiosa, il pezzo più interessante era sempre dietro quella fascia di alluminio del finestrino a ghigliottina.
Oggi, dopo molti anni che non mi succedeva, ho ripreso un vecchio treno regionale e ho diviso il mio mondo in prima e dopo di te.
 

Barricate padovane

On 29 marzo 2011, in fotocomposizioni, il boss, by Dadevoti

In certi luoghi è difficile entrare

 

 

Intervallo – Cartoline da Venezia

On 22 marzo 2011, in fotocomposizioni, by Dadevoti

Cartolina da Venezia

Cartolina da Venezia

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Ciao Papà, guarda la mia vita

On 15 marzo 2011, in il boss, by Dadevoti

PapàCiao Papà, guarda la mia vita
assomiglio molto a ciò che eri.

Ho vissuto quarant’anni
e solo ora ho iniziato a immaginare i tuoi.

Ciao papà, guarda la mia vita
io la tua l’ho solo ascoltata.

Racconti molto lontani e distanti
per un ragazzino adolescente.
Storie curiose per un neo laureato che si appresta a iniziare una vita.

 

Ciao papà, ora sono un vecchio uomo che guarda la tua vita,
assomiglio a ciò che tu eri.

Chissà se hai mai avuto bisogno di qualcuno che ti ami.

Ciao papà, guarda la mia vita
ti ho sempre visto in questa città,
ma mi hai fatto nascere lontano.

Quanto ti é mancato l’amore in questa città?

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Video curriculum

On 9 marzo 2011, in il boss, video, by Dadevoti
Sono passati più di tre anni quando Dania ed io realizzammo questo Video curriculum, progetto persino premiato qualche mese più tardi a Pordenone durante una rassegna video nella sezione Creativi.

 

Questo piccolo video si è arricchito di molti commenti fatti da persone che non riuscivano a cogliere il lato ironico  e divertente della dicotomia tra le reali esperienze lavorative svolte (testo scritto) e quello che comunicava verbalmente.
Oggi mi hanno segnalato che il video è passato in una trasmissione di Radio 24 a Melog 2.0 di Gianluca Nicoletti (lo potete ascoltare in podcast) ed è stato inserito come esempio di video curriculum che un laureato può utilizzare come ultima spiaggia nel vano tentativo di cercare lavoro.
Nuovamente non è stata colta la vera natura del nostro video dove si voleva evidenziare la facilità con cui si può rendere appetibile la propria esperienza lavorativa e che in ultima analisi è assai più facile vendere che sapersi vendere.
Ci tenevo a precisarlo, perché tutto ciò inizia a scocciarmi.

Aggiornamento

Altre persone persistono a leggere e guardare il web con estrema sufficienza, ecco dove è stato integrato il nostro video curriculum

  1. http://www.massimorosa.com/Curriculum-Vitae/Video-Curriculum-Esempi.htm
  2. http://www.youtube.com/watch?v=ZFWSSBvF67g (copiato sia il format che lo stile del testo)

Architettura cieca

On 2 marzo 2011, in fotocomposizioni, by Dadevoti

Architettura cieca

Casa privata, Padova
 

Architettura cieca

On 28 febbraio 2011, in fotocomposizioni, by Dadevoti

Architettura cieca

Abbazia di Santa Giustina, Padova
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Architettura cieca

On 14 febbraio 2011, in fotocomposizioni, by Dadevoti

Architetture cieche

RB frutta, Arcella, Padova
 

I siluri eloquenti

On 13 febbraio 2011, in il boss, by Dadevoti
Albergo Alle Crosere

Albergo Alle Crosere

In architettura ogni progetto inizia con un punto o una linea su un foglio bianco, da quel piccolo elemento si può creare un mondo intero.

Ogni progetto inizia con un’azione semplice a cui seguono altre più complesse e ricche, ma tutte sempre nella stessa direzione della prima.

Il primo segno é il più bello, tracciato con entusiasmo, é il primo passo verso la realizzazione della propria idea che spesso si confonde con il sogno. È un passo importante, sbagliarlo significherebbe non centrare il bersaglio finale, ma é anche il più facile perché la forze sono fresche e la fatica non si sente.

Il progetto cresce ora dopo ora, linea dopo linea, anno dopo anno e più il tempo passa, più prende forma e più le forze si affievoliscono. L’impeto iniziale si attenua perché costa fatica realizzare i propri progetti, occorre misurarsi con i limiti della realtà, i limiti delle nostre forze e i limiti della nostra intelligenza.

Ieri mi sono voltato indietro, ho guardato tutti i segni che ho tracciato con te, dai più semplici ai più complessi; da quelli che ho tracciato da solo a quelli fatti in due. Lentamente ho ripercorso gli ultimi anni per ritrovare l’origine, il primo segno del mio personale progetto di vita.

Non é stato facile perché in tutto questo tempo le strade sono cambiate, i paesaggi mutati e il mio navigatore si è rotto.

Ho ripercorso i luoghi alla ricerca della prima linea, quella che ha dato ordine a tutte le altre e ogni volta che pensavo di averla trovata ne scorgevo un’altra più antica.

Alla fine sono giunto in un luogo e lì mi sono fermato.

Hanno cambiato il piazzale antistante, ci sono meno alberi, ma il colore del cielo é sempre lo stesso, così come il nome.

Ho oltrepassato l’ingresso, la signora mi ha sorriso e ho chiesto una camera per passare la notte.

Ho dormito profondamente pensando che quando saremo vecchi sarà bello rivedere tutto quello che abbiamo costruito assieme e che la fatica spesa nel farlo ci farà sorridere per la bellezza di quello che saremo diventati.

 
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