Quindici giorni dopo l’innondazione padovana sono andato a Casalserugo, una delle zone più colpite, poche case tra sterminati campi coltivati.
Davanti ad ogni casa c’era un mucchio di elettrodomestici gettati e una signora mi ha invitato dentro la sua casa mostrandomi il segno dell’acqua sulle pareti, 160 cm circa.
Un signore cercava di ripulire la Harley Davidson smontandola pezzo per pezzo, un altro era intento a smontare alcune parti elettriche di un furgone, tutti erano senza corrente elettrica.
Tra i campi si trovano ancora vasi di fiori e sacchi d’immondizia che l’acqua aveva trasportato e lentamente gli argini vengono rinforzati.
Padova è la città dei “tre senza”:
“Santo senza nome“, perché Sant’Antonio, di cui è tradizionalmente popolare la devozione, è comunemente chiamato “il Santo” per antonomasia, con speciale riferimento alla Basilica omonima;
“Caffé senza porte“, perché il monumentale Caffè Pedrocchi, storico locale cittadino, anticamente era aperto ad ogni ora del giorno;
“Prato senza erba“, perché il Prato della Valle, spettacolare “piazza”, la più grande d’Europa secondo alcuni, era una volta una superficie paludosa.
Se fosse anche senza quegli autobus sarebbe meglio.
Padova è una città con 115 Km di piste ciclabili e proteggere le proprie bici dal furto è una priorità per i cittadini.
L’amministrazione comunale ha adottato un sistema di marcatura che permette di rintracciare, nei casi di ritrovamento della bicicletta, il legittimo proprietario.
Io continuo a preferire il mio metodo.
Non sono mai stato un cittadino così attivo da cambiare la storia.
Sono solo un povero architetto che arreda interni.
Non sono in grado nemmeno di buttare giù i muri.
Al massimo, ci disegno qualche porta.
Il magazine online Cafebabel ha pubblicato la mia visionaria interpretazione del muro di via Anelli a Padova.
Enjoy.
L’abbazia di Santa Giustina è tra le chiese padovane che preferisco, monumentale nelle dimensioni e spoglia negli ornamenti.
Al suo interno tutto sembra più piccolo.
















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